Seminario  "Chi ha un perché nella vita..."

Seminario di studio con la participazione di Viktor Frankl

Teoria e pratica della logoterapia

Università Pontificia Salesiana,

Facoltá di Scienze dell'Educazione,

Istituto di Psicologia.

Associazione di Logoterapia e Analisi Esistenziale Frankliana, (A.L.A.E.F.)

Roma, 28-29 marzo 1992

 

 

 

 

 

 

 

"Ho trovato il significato della mia vita nell'aiutare gli altri a trovare nella loro vita un significato".
Viktor Frankl

 

 

 

LOGOTEORIA: ASSUNTI ANTROPOLOGICI

Prof. Eugenio Fizzotti.

 

"   Quando Frankl defini il suo metodo psicoterapeutico, assunse la parola logos in tutta la pregnanza del suo significato: la terapia doveva tenere in massima considerazione la parola e il discorso, la ragione e il dialogo, il pensiero e il significato, le cause e i fini.

    Tutto questo comportava che la psicoterapia cercasse una fondazione filosofica, oltre che psicologica e medica. Frankl, infatti era convinto che l´approccio al fenomeno umano dovesse essere caratterizzato da molta cura per la complesità dell´esistenza umana, per cui dovevano essere valorizzati tutti i punti di vista che riflettevano sull úomo,  in modo da garantire una comprensione globale.

   La relazione si propone di approfondire, enucleate attorno a quattro capisaldi, le varie argomentazioni antropologiche che costituiscono la fondazione filosofica della logoterapia, distinguendole da quelle mediche e psicologiche.

   Il primo caposaldo è constituito dall´Ontologia o Antropologia  dimensionale. Si tratta di una premessa metodologica che rende ragione di due criteri-guida. necessari a mantenere corretta e complessiva la descrizione del fenomeno umano. Nel suo rivolto critico esso comporata una presa di pozicione contro le  concezioni pandeterministiche e contro le psicoterapie che prendeno in considerazione soltanto l´istintività dell´uomo.

   Il secondo caposaldo è una ricerca intorno alla specificità dell éssere uomo. Esso cerca di enucleare, nella complessit}a del fenomeno umano, il fatto che costituice insieme il criterio di specificità e il punto di vista piú comprensivo della persona. Si tratta dell´essere-cosciente e dell´essere-responsabile che, qualificando l´ uomo come volontà di significato, costituiscono un criterio molto piu comprensivo di quanto non lo siano il freudiano principio del piacere e l´adleriana interpretazione della volontà di potenza.

    Il terzo caposaldo è l´analisi della coscienza, definita da Frankl come organo di significato, a che comporta insieme la denuncia dei limite dell´inconscio freudiano e l´applicazione della stessa categoria alla dimensione spirituale dell´uomo. Ne deriva una descrizione dell´esistenza umana come permanente cammino di consapevolezza, contrapposta a una concezione fatalistica del vivere.

   Da ultimo, se delinea una filosofia della vita basata su alcuni criteri che permettano una cernita e una gerarchizzazione dei valori vissuti. Essa comporta da un lato, il superamento delle concezioni nichiliste  e pessimiste di fronte a quuanto nella vita dell´uomo e fugace o addirettura tragico, e dall´altro l´evidenziazione di inesauribili possibilità di senso, grazie alle quali alimentare la propia fede incondizionata in un significato incondizionato della vita. 

PROF. EUGENIO FIZZOTTI.

 

 

Università Pontificia Salesiana,

Facoltá di Scienze dell'Educazione,

Istituto di Psicologia

            

               PROF. EUGENIO FIZZOTTI.

        VIKTOR FRANKL INSTITUT. GRAND AWARD 2002

 

LOGOTEORIA: ARGUMENTOS ANTROPOLOGICOS

Prof. Eugenio Fizzotti.

Cuando Frankl definió su método psicoterapéutico, asumió la palabra logos en toda la importancia de su significado: la terapia tendría que tener la máxima consideración por la palabra y el discurso, la razón y el diálogo, el pensamiento y el sentido, las causas y los objetivos.
Todo esto tenía como consecuencia, que la psicoterapia buscara una fundamentación filosófica, más allá de la psicológica y médica. Frankl, en efecto estuvo convencido que la aproximación al fenómeno humano tuviera que ser caracterizado por una gran atención a la complejidad de la existencia humana, por lo que tuvieron que ser valorizados todos los puntos de vista que reflejaran sobre el hombre, de modo de garantizar una comprensión global.
 

El presente informe tiene como objetivo investigar, un núcleo temático en torno a cuatro pilares, sobre los diversos argumentos antropológicos que forman la base filosófica de logoterapia, distinguiéndolos de los enfoques solamente médicos y psicológicos.

El primer pilar está constituido por lal Ontología o Antropología dimensional. Se trata de una premisa metodológica que aporta razón de dos criterio-guía, necesarios para mantener correcta y total la descripción del fenómeno humano.

En su argumentación crítica, ello comporta una toma de posición contra las concepciones pandeterminísticas y contra las psicoterapias que toman en consideración solamente la instintividad del hombre.


El segundo pilar es una búsqueda alrededor de la especificidad del ser hombre. Ello trata de dilucidar, en el complejidad del fenómeno humano, el hecho que constituye al mismo tiempo, el criterio de especificidad y el punto de vista más comprensivo de la persona. Se trata del ser-consciente y de ser-responsable que, cualifican al hombre con la voluntad de sentido, y  constituyen un criterio mucho más comprensivo de lo que no lo sean el freudiano principio del placer y la interpretación adleriana de la voluntad de potencia.
El tercer pilar es el análisis de la conciencia, definido por Frankl como órgano de sentido, a que comporta junto la denuncia de los límite del inconsciente freudianos y la aplicación de la misma categoría a la dimensión espiritual del hombre. De lo que se deriva una descripción como de la existencia humana. como un permanente camino de conciencia, contrapuesta a una concepción fatalística del vivir.
Por último, si delinea una filosofía de la vida basada sobre algunos criterios que permitan una selección y una jerarquización de los valores experimentados. Ella comporta de un lado, la superación de las concepciones nihilísticas y pesimistas frente a cuanto en la vida del hombre es fugaz o por añadidura trágico y de otra parte, la evidenciación de inagotables posibilidades de sentido, gracias a los que podemos alimentar la propia fe incondicional en un sentido incondicional de la vida.

 

         

 

 

La Logoterapia di Viktor Emil Frankl.



Riassunto: Logoterapia letteralmente vuol dire terapia del significato della vita (logos= senso,significato).

E’ il termine coniato da Viktor Emil Frankl per designare la teoria psicologica ed esistenziale da lui elaborata: approccio terapeutico centrato sul significato, sostiene che la ricerca di significato è un aspetto primario del nostro essere.

la Logoterapia è stata definita la terza scuola viennese di psicoterapia, cronologicamente successiva alla psicanalisi di S. Freud e alla psicologia individuale di A. Adler.

Rispetto a queste due scuole, che puntano ad attingere alle profondità inconsce presenti nell’uomo, la Logoterapia tenta di cogliere anche le “altezze” e i significati che attendono di essere realizzati nella vita delle persone.

Frankl afferma che ogni realtà ha un senso, e la vita non cessa mai di avere un significato.

Nella visione logoterapeutica ogni uomo è unico e irripetibile, ha dei compiti significativi che devono essere scoperti, e ai quali egli è chiamato a rispondere.

Aiutare la persona a scoprire il proprio senso della vita, a divenire conscia della sua dignità e della sua libertà, ad accettare le sue responsabilità, a trovare ed attualizzare i valori creativi, esperienziali e di atteggiamento, che rappresentano la distinzione dei valori coniata da Frankl: questo è lo scopo della logoterapia. La Logoterapia come approccio esistenziale è positivo ed ottimistico perché cerca di potenziare le risorse dell’uomo, l’approccio logoterapeutico può aiutare non solo nella terapia, ma anche nell’igiene mentale e nel lavoro di prevenzione, nel lavoro formativo con i volontari, aprendo l’uomo verso nuove prospettive esistenziali e verso nuovi orizzonti di vita.



La vita di V. E. Frankl.

Nacque a Vienna nel 1905. Dopo aver studiato medicina frequentò la clinica psichiatrica di Vienna conseguendo la specializzazione in Psichiatria.

Durante la seconda guerra mondiale, fu deportato in vari campi di concentramento. L’esperienza dei campi fu importante perché, nonostante la tragicità delle condizioni di vita, riuscì a trasformare quell’evento in un’applicazione pratica del suo metodo terapeutico, precedentemente impostato.

Nell’esperienza dei lager morirono i genitori, un fratello e la giovane moglie.

Fu liberato nel 1945 e raccontò le sue esperienze nel testo che rappresenta in parte il fondamento della Logoterapia: “Uno psicologo nel lager”.

Frankl ha scritto 29 libri, ha tenuto conferenze nelle più importanti università europee ed americane, ha legato il proprio nome a questo orientamento della psicologia moderna, definito da lui stesso logoterapia o analisi esistenziale.

Il merito di aver introdotto il pensiero di Frankl in Italia, sia come teoria sia come pratica spetta a Tullio Bazzi che, nel 1949, pubblicò un contributo alla conoscenza della Logoterapia nel libro “Le psiconevrosi”.

Nel 1953 furono pubblicati i testi fondamentali: “Logoterapia ed analisi esistenziale” e “Psicoterapia nella pratica medica”.

Quelli dal ’53 al ’62 sono anni nei quali non compaiono testi o traduzioni in italiano di studi sulla Logoterapia. Nel 1962 esce “Teoria e terapia delle Nevrosi” e solo nel 1967 si ha la traduzione italiana di “Uno psicologo nel lager”.

Il risveglio vero, che presentò tutti i caratteri di una scoperta, si ebbe nel 1970, in occasione di una conferenza che Frankl tenne a Roma, presso la sede della residenza universitaria internazionale, sul tema: “psichiatria e volontà di significato”.

Negli anni seguenti si moltiplicarono gli scritti scientifici e divulgativi sulla Logoterapia, relativi alle problematiche esistenziali in prospettiva personale e comunitaria.

Nel 1974 l’editore Rizzoli pubblicò il primo tentativo di sistemazione organica della logoterapia, per opera di E. Fizzotti, investito dallo stesso Frankl come “… l’unico italiano che è stato formato in logoterapia dallo stesso fondatore della Logoterapia”.

Negli anni ’80 furono organizzati presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma alcuni seminari di formazione, con la partecipazione del prof. Frankl, che costituirono un forte impulso per la riscoperta della Logoterapia in Italia.

Frankl è morto nel 1997, all’età di 92 anni.

Una volta ebbe a dire di se stesso: “…un uomo che ha trovato il significato della sua vita, nell’aiutare le persone a trovare nella loro vita un significato.”



Posizione storica della Logoterapia

La logoterapia si innesta sul solco tracciato dalla psicologia umanistica-esistenziale.

La distinzione tra Logoterapia e la psicologia umanistica (Rogers, Buhler, Maslow, Allport, Moreno, etc) è data dalla diversa valutazione che si ha del concetto di autorealizzazione.

Scrive Fizzotti: “…Questa tendenza di carattere umanistico è stata definita da Frankl come “potenzialismo”, perché rivolta prevalentemente alla realizzazione delle possibilità e delle potenzialità che sono presenti nell’uomo,[…] e non alle possibilità di significato che sono presenti nel mondo e che attendono di essere realizzate dall’uomo.”

Si può affermare che, mentre per la psicologia umanistica l’autorealizzazione è il fine ultimo nella terapia, nella Logoterapia essa rappresenta un fatto collaterale, una conseguenza che scaturisce dalla autotrascendenza.

L’autotrascendenza è la capacità di uscire da se stessi, di non rimanere centrati su di sé, sull’io , ma di centrarsi su di un tu; un tu che può essere una persona, un compito, un lavoro da realizzare, la creazione di qualcosa.

Riguarda sempre un elemento significativo esterno alla persona e non egocentrico. L’uomo deve uscire da se stesso, per realizzare se stesso. L’autotrascendenza ha come effetto collaterale appunto l’autorealizzazione, (felicità e piacere).



Tre pilastri e tridimensionalità dell’essere umano.

La logoterapia si fonda su tre assiomi:

La libertà della volontà

La volontà di significato

Il significato della vita


La libertà della volontà

Si sostiene che la volontà è fondamentalmente libera. Questo è un presupposto che dovrebbe essere ovvio e assodato per tutte le psicoterapie. Se una persona non avesse la libertà di realizzare un qualsiasi cambiamento, nessun intervento avrebbe senso.

Se non si ritenessero le persone capaci di cambiare qualcosa di sé, quindi di apprendere, di migliorare, di smettere di farsi male, nessuna psicoterapia potrebbe funzionare.

L’uomo è un essere che determina se stesso ed è libero.


La volontà di significato

Il secondo pilastro, la volontà di significato, sostiene che ogni uomo mira a trovare un senso per la propria vita.

Questi significati esistono già nella realtà ed è compito dell’uomo individuarli. Cambiano nel corso della esistenza; sono legati al momento, alla situazione, alla singola persona.

Numerose ricerche hanno dimostrato che, quando la volontà di significato è frustrata, si verifica quello che viene chiamato “vuoto esistenziale”, vuoto che può essere facilmente riempito da patologie , dipendenze, nevrosi.

Si ritiene che nel 99% dei casi di alcolismo e nel 80% dei casi di tossicodipendenza sia presente un vuoto esistenziale.


Il significato della vita

Il terzo assioma sostiene che non esiste una situazione della vita priva di significato. Anche le situazioni della nostra vita che sembrano inspiegabili e negative, apparentemente prive di logica, in realtà mantengono un loro senso.

La vita non è mai priva di significato, e anche nelle situazioni di vita più negativa (sofferenza colpa e morte) possono emergere dei significati.

Quando si sperimenta una di queste esperienze, l’uomo deve ricordare che sono portatrici di un significato. Può darsi che non si riesca immediatamente a trovarlo, che ci voglia del tempo, ma anche il dolore può essere trasformato in una prestazione, se affrontato con il giusto atteggiamento.

I significati esistono a due livelli: il significato del momento (legato al quotidiano, al qui e ora e alla singola persona), e il significato ultimo. Esso si colloca in una dimensione superiore a quella umana, perciò nessuno saprà mai con certezza se avrà realizzato il suo significato ultimo della vita.

Diceva Frankl: ”…il significato è qualcosa da scoprire, ma non da creare, esso non può essere dato, deve essere trovato.”

Con questa affermazione Frankl voleva dire che il significato esiste fuori dall’uomo, è oggettivo e non soggettivo. Nella ricerca del significato, l’uomo è guidato dalla sua coscienza.

A differenza dei valori, un significato perduto non può più essere ritrovato, più colto.

I valori sono di portata generale, il significato è strettamente individuale.


I valori

Per Frankl la coscienza e l’orientamento ai valori sono i due elementi che permettono all’uomo di dare significato al momento che egli vive.

Nella concezione frankliana i valori sono “…I sensi unici che gli individui hanno sviluppato nel corso del tempo”. Aiutano la persona a prendere una decisione, confrontandola con la vita quotidiana.

L’uomo si tramanda i valori tramite le tradizioni e tramite le istituzioni.

A differenza dei significati che sono unici e personali, i valori sono componenti universali di significato, essi sono validi per tutti e sono generalizzati. Un’altra differenza tra significato e valori riguarda il fatto che mentre il significato una volta perduto non può essere più recuperato, poiché è legato al momento, alla singola situazione e alla singola persona, un valore può essere sempre recuperato.

Frankl ha elaborato una classificazione dei valori in creativi, d’esperienza e d’atteggiamento:

a) valori creativi: si realizzano attraverso le attività (lavoro o hobby), sono valori attraverso i quali l’uomo da qualcosa di sé al mondo. Questi valori non dipendono dal tipo di lavoro che è eseguito, ma dalla motivazione che è data nel farlo.

b) valori d’esperienza: si realizzano prendendo qualcosa dal mondo esterno. (La bellezza della natura, l’arte, la musica ).

c) valori d’atteggiamento: si realizzano nel corso d’esperienze che vengono definite della “trade tragica” e sono le esperienze di sofferenza, di colpa o di morte. Consistono nel sopportare il destino, cioè quando non è più possibile realizzare valori creativi o d’esperienza c’è sempre la possibilità di vivere il momento presente trasformandolo in una prestazione.

I valori d’atteggiamento sono i più elevati. Consistono in un processo di crescita, che si realizza quando non si può più godere del mondo, ma si può riuscire ad avere il giusto atteggiamento verso qualcosa che si sta compiendo o che si sta facendo.


Tridimensionalità dell’essere umano.


Nella concezione della Logoterapia l’uomo è una “…unità a tre dimensioni che si compenetrano tra loro”.

Si presuppone che egli possegga oltre la dimensione fisica e la dimensione psichica, una terza dimensione, definita spirituale o noetica. (noetico deriva da nous, che in greco significa spirito).

La dimensione fisica è relativa agli aspetti somatici, biologici, genetici.

La dimensione psichica comprende le funzioni psichiche, le doti intellettuali, le emozioni, i desideri e i bisogni, i modelli di comportamento.

La dimensione noetica è unica in ogni singolo uomo e comprende:

* la volontà e le decisioni autonome di volontà (intenzionalità)
* la creatività
* la sensibilità etica (coscienza)
* la comprensione dei valori
* la religiosità

Nella dimensione spirituale c’è un atto di elevazione (verso qualcosa, o qualcuno, verso il mondo, c’è la ricerca di un compito da realizzare).

L’elevazione spirituale consiste nel:

1) riconoscere un significato; 2) utilizzare la volontà di significato, per realizzarlo.

Il termine spirituale non va confuso con la dimensione religiosa dell’uomo.

La logoterapia ha avuto parecchie difficoltà a svilupparsi e la sua validità scientifica è stata contrastata per la dimensione noetica, che viene confusa e associata alla religiosità.

Per comprendere la specificità della dimensione noetica nell’uomo si può utilizzare un parallelismo: “…un aeroplano non cessa d’essere aereo quando si posa al suolo, ma la sua vera natura d’aeroplano si manifesta solo quando è in volo”. Così parallelamente “…l’uomo non cessa d’essere uomo quando si muove sul piano psicofisico e risponde a bisogni o pulsioni, ma la sua vera natura d’uomo diventa manifesta solo quando s’innalza nella dimensione noetica”.

La componente spirituale dell’uomo è sempre sana, non si ammala mai.

Il lavoro della analisi esistenziale consiste nell’espandere la parte sana rispetto a quella malata.

Più che a concentrarsi sulla malattia o patologia, si tende ad evidenziare i punti di forza e di sanità cercando di potenziarli ed aumentarli.

Si potrebbe obiettare che lo stesso effetto è ottenuto riducendo la parte malata, ma così facendo non si tiene in considerazione che, le persone che sperimentano disagio e malattia, sono già di per sé, concentrate sul problema, sono in uno stato di iperriflessione su ciò che non va della loro vita. Se anche l’attenzione del terapeuta si concentra solamente intorno al problema, verrà alimentata ancora di più l’iperriflessione negativa.

Evidenziare le parti sane della persona, contribuisce anche ad evitare la dipendenza dal terapeuta, perché, se si riconoscono alla persona gli strumenti di forza ed efficacia, essa potrà cavarsela meglio con le proprie forze.


Bibliografia


Logoterapia e analisi esistenziale, V. E. Frankl, a cura di Eugenio Fizzotti, Morcelliana, Brescia, 2001

Teoria e terapia delle nevrosi, V. E. Frankl,a cura di E. Fizzotti, Morcelliana, Brescia, 2001

Chi ha un perché nella vita…Teoria e pratica della logoterapia, a cura di E. Fizzotti, LAS, Roma,1993

Le radici della logoterapia. Scritti giovanili 1923-1924, V.E. Frankl,a cura di Eugenio Fizzotti, LAS, Roma, 2000

Uno psicologo nei lager, V. E. Frankl,Prefazioni di G.W. Allport, G.B. Torellò, G. Marcel, ARES, Milano, 2000

Dio nell’inconscio. Psicoterapia e religione, Prefazione di E. Fizzotti, Morcelliana, Brescia, 2000

Homo patiens. Soffrire con dignità, V.E. Frankl,Editoriale di E. Fizzotti, Queriniana, Brescia 1998

Senso e valori per l’esistenza. La risposta della logoterapia, V.E. Frankl, Pref.ne di E. Fizzotti, Città N., Roma, 1998

La vita come compito. Appunti autobiografici, V.E.Frankl, prefazione di E.Fizzotti, SEI Torino,1997

Sulle tracce del senso, percorsi logoterapeutici, E. Fizzotti, LAS,Roma,1998

Dare un senso alla sofferenza, Elisabeth Lukas, Cittadella Editrice, Assisi,1983

Dare un senso alla vita, Elisabeth Lukas, Cittadella Editrice, Assisi,1983

Prevenire le crisi, Elisabeth Lukas, Cittadella Editrice, Assisi,1991

In principio era il senso. Dalla psicoanalisi alla logoterapia, (con F. Kreuzer) Editoriale di E. Fizzotti, Queriniana, Brescia, 1995

Logoterapia per tutti. Guida teorico-pratica per chi cerca il senso della vita, E. Fizzotti, Rubbettino Editore, Catanzaro, 2002

 


ENTREVISTA A EUGENIO FIZZOTTI - NOUS: Boletín de Logoterapia y Análisis Existencial.

 

  

Prof. Dr. Eugenio Fizzotti. born 1946 in Caserta, Italy, is a Salesian of Don Bosco. He

 is Professor at the Pontificia Universitá Salesiana, Roma.

 Por: José Ignacio PRATS MORA

Se autoriza el uso de este material citando su procedencia:

Prats Mora, J.I. (2000). Entrevista a Eugenio Fizzotti. NOUS: Boletín de Logoterapia y Análisis Existencial.  (4), 25-31.

 - Usted afirma en su libro ‘De Freud a Frankl’ que haber vivido varios meses con V. Frankl en el policlínico de Viena, ha sido una experiencia inolvidable, ¿cuál es su recuerdo más entrañable y su aprendizaje más significativo de aquel momento?

             Además de aquel período en el que trabajaba, estudiaba y, por tanto, frecuentaba sus lecciones, después iba sistemáticamente cada año varias veces a Viena y después de su muerte he ido dos veces en Septiembre y a finales de Noviembre a su casa a visitar a su esposa.

 Quiero decir que para mí no se trata sólo de una experiencia, sino de que toda mi vida ha estado marcada por la relación con él. Nuestra relación ha evolucionado de ser al principio de maestro-discípulo a padre-hijo, amigo-amigo. De algún modo entré a formar parte de su familia. Por esta intensa relación, cuando iba a Viena estaba tranquilamente en su casa como un hijo, ya que él no tenía un hijo varón. Por eso mi experiencia con Frankl es una unidad.

            A nivel personal, son varias las cosas que más se me han grabado. Sin duda, su notable capacidad de acogida, aunque no inmediata. Al principio, mostraba una actitud por la que nunca tenía tiempo para nada, después se lo pensaba, y su actitud pasaba a ser de gran familiaridad, intensa. Esto lo han percibido también otros. Así pues, un gran sentido de acogida indiscutible.

             Al mismo tiempo, he vivido mucho en Frankl su capacidad de aceptar formas de pensar distintas a la suya. Yo no he tenido grandes conflictos con él. Ha mostrado interés hacia mi familia y hacia mi fe y mi experiencia de sacerdote religioso. Esto me hizo pensar siempre que su ser hebreo era un hecho cultural pero que profundamente iba más allá de una religión específica. Varias veces hemos considerado juntos el problema de la fe personal y de la pertenencia al mundo hebreo o al mundo católico.

             Él murió como hebreo, aunque hubiera deseado convertirse al catolicismo. No lo hizo por fidelidad a la fe de sus padres.

- ¿Qué aspectos del judaísmo tienen mayor peso en la concepción antropológica de V. Frankl?

             Le pregunté algo al respecto, pero siempre evitó referirse a la cultura judía. Nunca ha querido hablar del tema -me ha dado la impresión- porque pensaba que era reducir un poco lo que era un mensaje científico a un mensaje humanístico más general. Por eso, lo que se puede hacer sólamente, es rescatar del interior de sus obras las abundantes citas bíblicas tanto del Antiguo como del Nuevo Testamento. Pero temáticamente no creo que haya querido referirse a lo que es la cultura judía.

             Él se ha enfrentado con el mundo judío en lo referente al tema de la culpa colectiva. Después de la guerra y aún en el 88 tuvo una gran intervención ante el municipio de Viena y se expresó a favor de la culpa individual y no de la colectiva. Obviamente que un hebreo que ha vivido la persecución nazi hable en contra de la culpa colectiva es contrario a una cierta mentalidad.

             Es difícil, por tanto, verificar si su horizonte permanece tal o más bien se trata de un horizonte más amplio.

             Rezaba muchísimo, lo he visto yo con mis propios ojos cuando estábamos en la montaña, cerca de Viena, alojados en el mismo hotelito. Rezaba con el libro de los salmos cada noche. Esto es algo que hacía siempre; a nivel de vida interior personal, sin duda; a nivel oficial, sus relaciones con el mundo hebreo eran muy limitadas. Iba a la sinagoga una vez al año. En una ocasión, hace veinte años, le acompañé a una sinagoga en Florencia. Pero no manifestaba su pertenencia al mundo hebreo ni encontramos en su obra una referencia explícita.

 - Asimilando la Logoterapia a la psicología humanística norteamericana (Maslow, por ejemplo), ¿no se corre el riesgo de desvirtuar el pensamiento genuino de V. Frankl?

             Sí, indudablemente. Teniendo en cuenta que el tema de la autorrealización de Maslow digamos que no es lo contrario pero se queda a medio camino. Es necesario el paso siguiente porque el "auto" cierra al hombre dentro de sí mismo. En cambio la perspectiva de Frankl de la vida como tarea y todo el tema de la responsabilidad en relación a los reclamos que la vida le hace, es una fase sucesiva de desarrollo.

 Por tanto, estoy de acuerdo. Nosotros lo ponemos en el horizonte existencial y no en el humanista.- ¿Cuál es su raíz o antecedente filosófico fundamental?

             Creo que sus raíces filosóficas son Husserl, en lo referente al concepto de intencionalidad. Esto es indiscutible. Jaspers, en lo referente a situaciones límite. Heidegger, en lo referente al ser en el mundo y en lo referente a la fragilidad de la existencia y Scheller en lo referente al mundo de los valores.

             Existen además conexiones con Buber pero no me parece que sean una raíz, ya que mientras a los otros autores Frankl los ha leído - aunque no los cite bien porque Frankl desde el punto de vista metodológico es un desastre -, en el caso de Buber la convergencia de pensamiento es debida probablemente a sus raíces comunes en la cultura hebrea. No me parece que Buber sea una fuente como otros autores pueden serlo.

 - ¿Cuál es el "impacto" o difusión actual de la Logoterapia? ¿Qué dificultades encuentra una escuela psicoterapéutica que maneja términos como espíritu, conciencia, y otros filosóficos de corte existencialista?

 Creo que los obstáculos son de varios tipos. Primero, que es prevalentemente una antropología más que una psicología. Segundo, que en contraposición con las expectativas de los psicólogos, no ofrece instrumentos, técnicas estandarizadas, verificadas, aplicables de forma indiscriminada. Tercero, creo que no es aceptada por su conexión notable con el mundo católico y pequeña con el mundo científico. Cuarto, quizá su psicopatología necesita ser revisada e integrada, ya que sus definiciones en clave psicopatológica han sido ampliadas sucesivamente en el ámbito psiquiátrico y, por tanto, hoy los psiquiatras ya no hacen referencia al cuadro psicopatológico que él presenta.

 Creo que, sobre todo, el hecho de que sea una visión filosófica sin un aparato técnico bien estructurado y que haya abandonado un poco -digámoslo claramente- el cuadro psicopatológico, es decisivo. Desde el punto de vista psiquiátrico ha publicado dos libros ‘Teoría y terapia de la neurosis’, ‘La psicoterapia en la práctica médica’ y basta. Ha continuado presentando siempre un modo de pensar que es utilísimo en el planteamiento de una relación terapéutica. Esto es indiscutible.

   Se refiere a menudo a la formación de la mentalidad del terapeuta, pero después, éste dice: “Bien, y ahora, ¿qué hago? ¿cómo trabajo concretamente?” Ante las escuelas que presentan un aparato técnico no puede decir nada.

             Aquí tengo un pequeño libro publicado en 1985 de Joseph Fabry en el que trata de traducir en ejercicios prácticos de diálogo socrático, de individuación de posibilidades, de terapia de grupo, etc. los principios de la logoterapia. Frankl este libro no lo aceptó nunca porque pensaba que esto era "enjaular". Sin embargo, es necesario; aquí, por ejemplo, con los estudiantes de prácticas tenemos dificultad en presentar la logoterapia porque al final no saben cómo manejarse concretamente. Es necesario sobre todo cuando hay técnicas difundidas que ofrecen instrumentos de alguna manera.

             Otro factor es que Frankl no ha creado una escuela. Después de él, se dan personas que se han formado más o menos a su lado, que han leído sus libros y que han dado vida por todas partes a sus propias iniciativas, pero no constituyen una escuela como hizo Freud con sus discípulos, con discusión de casos, etc.

             Era él como persona y su pensamiento, que recalca mucho su personal experiencia. De hecho la observación que se le hace con más frecuencia es ésta: esas cosas las ha hecho él, pero no son posibles a cualquiera. Por este motivo en el mundo científico es difícil conseguir que se conozca más la logoterapia. Sus mismos instrumentos (Logo-test de Elisabeth Lukas, PIL, etc... que Frankl cita en una nota de una de sus obras) tienen escasa relevancia en el campo científico. Es él como persona, como pensador.

 - Diferenciación práctica entre Logoterapia y Análisis Existencial.

             Se pueden dar dos respuestas, una es aquella que dice: La Logoterapia es sobre todo la indicación de una metodología para actuar en el caso de varias formas de neurosis reactivas.

             La Logoterapia, aun teniendo como base una antropología, es sobre todo una terapia con técnicas específicas en los casos de neurosis ansiosas, sexuales, fóbicas. Y, por otra parte, el Análisis Existencial sería una visión de la persona como una existencia que se desarrolla poco a poco en la medida en que se pone en actitud de búsqueda. Esta es una diferencia.

             Hay también una posible segunda diferencia, que dice exactamente lo contrario: La Logoterapia es sólo una teoría del hombre en busca de un significado, mientras el Análisis Existencial se ve como el método a través del cual el sujeto consigue poner en evidencia las propias capacidades, comprender el significado de su existir e interpretar el sentido del pasado, de las experiencias del presente y la proyección hacia el futuro. Por tanto, se quiere que el Análisis Existencial pueda ser considerado como método terapéutico.

 - La dimensión noética, ¿es una dimensión o una división artificial de la psicológica?

            Frankl pone mucho en evidencia la diferencia que hay entre la dimensión noética y las otras dimensiones psicológica y física, pero en los últimos años cuando se ha preocupado en ver la conexión con el cognitivismo -y en frecuentes ocasiones dice que los cognitivistas reconocen en él, en lo referente a las técnicas paradoxales, un precursor-, tengo la impresión de que ahí Frankl de alguna forma ha desplazado el acento de la dimensión noética hacia el hecho intelectivo y no tanto hacia el aspecto espiritual. En este punto podría ser considerada en el interior de la dimensión psicológica.

- ¿Qué es el inconsciente espíritual? ¿Cómo se diferencia del colectivo de Jung y del incosciente de Freud? ¿Cuál es la relación entre ínconscíente espiritual y conciencia?

            Frankl no rechaza el inconsciente, rechaza el considerarlo sólamente de naturaleza instintiva. Sostiene que es también de naturaleza espiritual. Quiere decir que están presentes las dos naturalezas.

            Yo creo que Frankl rechaza el inconsciente de Jung como patrimonio genético que yo recibo sin hacer nada, mientras que el de Freud se constituye a través de las experiencias infantiles.

            Frankl me parece que une estos elementos porque dice: es algo que yo poseo en cuanto persona humana individual, en cuanto el punto hoy de una cadena que remite a mis progenitores, pero algo que está unido a mi existencia individual. Este punto de vista podemos decir que está ligado a la visión freudiana, el inconsciente como fruto no de un patrimonio genético sino como algo personal. Pero la naturaleza de este inconsciente, distintamente que para Freud, no es sólo instintiva, sino también espiritual. Precisamente porque él tiene una concepción de la persona distinta cuyo núcleo fundamental es la dimensión noética.

            Del inconsciente espiritual, Frankl sólo habla en su libro ‘La presencia ignorada de Dios’ y no habla más de él en sus otros libros. Por eso decía que hay que distinguir un primer y un segundo Frankl. Porque cuando subraya más la dimensión noética como centro de la persona es en aquel período que habla del inconsciente espiritual en contraposición al colectivo e instintivo.

            El inconsciente espiritual es la persona espiritual que se caracteriza por la dimensión noética, que es un centro de valores del que la persona a nivel consciente puede no darse cuenta y es necesario hacer emerger a nivel consciente lo que está presente a nivel ínconsciente.

            En la medida en que hago emerger aquello que está presente en mi existencia como mundo de valores -en esto Frankl es deudor de Scheller, cuando habla de la persona como centro de actos espirituales- entonces, el núcleo fundamental de la persona son los actos espirituales. Cuanto más llevo a nivel consciente los actos espirituales, lo que poseo, este núcleo central; aquí tenemos la conciencia, que se da cuenta de qué cosa es de hecho y qué cosa está llamado a hacer. Está llamado fundamentalmente a realizar actos no a nivel impulsivo, instintivo, sino a nivel espiritual, lo cual significa para Frankl a nivel de valores.

            Conciencia como proceso de descubrimiento de la persona espiritual y en consecuencia como capacidad de poner en acto, de traducir en comportamientos observables, verificables, este mundo interior de valores que está encerrado en la persona espiritual.

-¿Cuál es el lugar de la razón y la inteligencia en la antropología de la Logoterapia?

            Frankl tiene una gran confianza en la persona entendida en su globalidad (sobre todo el primer Frankl). En los primeros años usaba la palabra "moral" en sus obras. Después cambió, prefirió utilizar la palabra noética o espiritual o nada, porque se dio cuenta de que el uso de la palabra moral por un psicólogo no era muy aceptado. Pero esto significaba que para él la razón no ocupaba un gran lugar, ya que era la persona en su totalidad, que es este centro de valores. Creo que sólo en un segundo momento, cuando desarrolló un poco más la atención al diálogo socrático y a las capacidades de raciocinio del hombre, y por tanto, en conexión con el cognitivismo, dio un lugar mayor, indirectamente, a las capacidades de desarrollo de razonamiento de la persona. 

Entrevista realizada a Eugenio Fizzotti en la Facoltá di Scienze dell'Educazione dell'Universitá Salesiana, Roma, el 18 de Marzo de 1998 por José Ignacio PRATS MORA.

 Fuente: www.manoblejas.eresmas.net/Nous04_03.rtf

Más información: http://www.centrodepsicologia.org/_articulo321_enesp.htm

http://pensoacolori.wordpress.com/2009/06/04/la-logoterapia/